Pleniluni e Quarti di Luna

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    Inverno

    01 aprile 2017

    ... statti seduta canzone nella sera lasciata al vento che se la porti via lontano dal silenzio e dal convento di genti scarse d’intelletto e perse nella stagion che ‘l mondo fiora e foglia e figlia se conviene te lo dico figlia che irradii il tuo sorriso intorno intorno alle sedie infinite di quel teatro immenso detto deserto ovvero un forno dove non avanzi anzi dove tu digiuni a interpretare quei vecchi padri anacoreti su per le colonne in cima in cima al monte non andrò ché troppo erta è la via troppo alpinista per i miei gusti vicini all’ampio mare aperto tutto a seni e a golfi ma salato è il conto dell’albergo rimasto da pagare l’oste sbraitante i tempi di quel tempo quando sedevi in riva al fiume denso di anatre flottanti e le osservavi splendide bestie uscire e andare tronfie prelatizie irriverenti nell’occhio di giaietto con cui il tuo amico l’orafo faceva anelli e spille e qualche pomo di ventaglio per chi d’estate sbuffa e sta seduto alla sinistra di un gran fiasco di tokai ungarico vino oro liquido potabile senza bollirlo mi raccomando di non far brulé con le mele e i chiodi di garofano roba d’inverno questa quando in casa s’accende il fuocherello e fuori si gela e ci si copre come bacucchi imbacuccati e s’esce con i guanti imbottiti e i calzerotti e le pellicce si gioca con la neve si affonda mezzo metro nel biancore e poi si rientra tosto lasciati i panni tutti davanti al camino seduti...

    Palude

    01 marzo 2017

    ... sotto le erbe della palude corrono le anguille lunghe e felici per la pioggia che viene a sollevare il fango morale prima ancora che sabbioso o argilloso da farci mattoni o vasi risuonanti appeso al vento che soffia sulla palude fra le salicornie e le frammiti dalle lunghe foglie di spada ripiegate al volere dell’immensa natura ricorda che le devi rispetto a lei che ti ha messo al mondo quanto basta nutrito e coccolato e avrà il diritto al giusto momento di toglierti di mezzo a questa palude di lacrime dove nuotano faville di onice squame di platino e d’oro e la brezza carica di miasmi ittici e salmastri ti dice che ogni giorno mangerai di questo pane fatto con la spelta il farro la segale un campo pieno di segale e uno d’orzo e un altro di riso impaludato e anfibio quant’altri mai e ci corre persino la barca il saltafossi piatto di fondo e buono per ladri che salgono sull’argine dalla diga dal bordo della vasca in un grande tuffo olimpico avvitato carpiato con doppio e triplo salto mortale all’indietro giù nel fango della palude dove le sabbie mobili inghiottono il bue l’asino e tutte le altre bestie dell’arca che eccola lì se ne sta arenata in quel limaccioso fondale e gli animali col muso di fuori a guardare se il fango si secca se qui torna un giorno o l’altro un po’ di solido non dico una roccia ma terra ferma perdio dopo tutte queste settimane o resta invece la solita circospetta palude...

    Scale, ancora

    01 febbraio 2017

    ... come si chiamava quello Giacobbe obbè si poteva dirgli anche Amedeo cosa cambiava in fondo le scale sanno farle tutti non occorre essere Amedeo o Wolfango e neppure Totonno ‘o piccirillo dint’a Napule di scale ne trovi e in tutte le città appollaiate sul mare per salire rapidi e ripidi da un livello all’altro capisci come quando giochi a poker e il piatto sale sale che sembra non fermarsi più e tu hai una scala come no e sale la tensione e la scossa può essere benefica o mortifera capisci dipende dalle tue condizioni generali e da tante cose che non stiamo qui a dire basta guardare i termometri con le loro scale fatte proprio a pioli da arrampicarsi su che se insisti e la temperatura aumenta fino al cielo ci arrivi e poi entri in confusione di lingua perché troppo salire le scale fa male capisci non sappiamo infatti come sia finito il gatto di Haydn che scaleggiava sul piano gradini e intervalli bianchi e neri onesto compositore o forse danzatore di quelli che al circo fanno i loro mirabolanti esercizi sulle scale in salita sulla scala distesa e alla fine si inchinano e ti fanno tanto di cappello e tu sali la scaletta per la gradinata ti arrampichi per meglio applaudire e loro sembra che a quel clamore godano capisci tanto da innalzarsi come su una scala appunto ma già vedi il trapezio oscillare con l’esile acrobata sopra la gabbia aperta delle tigri e dei leoni oddìo che punte escono al di sopra della gabbia e quella oscilla oscilla tra volteggi e infine qualcuno provvidenziale le passa la scaletta di corda così lei scende e finalmente il domatore dà inizio al carosello...