Pleniluni e Quarti di Luna

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    Il mare!

    01 aprile 2015

    Sulla rotta untuosa di un pelago serpentino, i bastimenti asburgici incontrano castelli fatati. Così successe al capitano Gerilio, e i pesci volanti circondarono lo scafo a frotte canterine. (Chi dice che siano mute, le creature del flutto del corallo? sordo era costui, senza orecchie nell’anima.) Vide, l’abile marinaio, aprirsi il mastio, e sorgervi altra creatura volante, la cresta da gallo aveva, il dorso di cammello, collo e pelame di giraffa, ali di pteroglosso. E sopra il catafratto: da averne paura, ché nulla di lui si vedeva, e poteva non esserci persino, dentro la lorica. Vide e non più vide: giunse per avventura ai fari gemelli, temuti ai naviganti per lo stretto spazio entro i due, e fermarono il suo vascello con cavi elastici di gomma caraibica.
    Chiamarono il medico: che non seppe dire se il Gerilio, tapino, fosse ormai orbo o se fosse preda a delirio o forse entrambe le cose. Pietoso, il padrone del circo che faceva tappa laggiù ogni stagione lo prese con sé e lo fa vedere agli astanti. Narra una storia: che abbia veduto oltre le porte dell’inferno, le mille figure del tormento e del perdersi. E quello, pare, annuisce, movendo la testa; o forse è solo un altro, trascurabile questo, sintomo dei suoi mali.

    Favola

    26 marzo 2015

    La lucertola disse al bue:
    “Io al sole ci sto bene. Potrei stare qui per ore, e guizzare all’improvviso per arraffare la mosca o la formica, e rimettermi ferma, la gola appena palpitante che fa vedere la vita. Vedi, non serve poi tanto, le cose arrivano da sole, se sai star fermo ad attenderle. Se ti agiti, non sei mai al posto giusto, ci passa la fortuna e tu sei già andato più in là. Queste pietre di città, lo credi? sono meglio di quelle di montagna, più calde, più friabili, con anfratti facili e sicuri. Io ero qui, tutto è cresciuto, scatole di mattoni fino al coperchio di tegole, un albero di laterizi e sopra una palla, di cosa non so, non ci sono mai andata, ma deve avere del fuoco, di notte fa luce. Tutto si è sviluppato, e benedetto il giorno in cui mi sono fermata qui. Se andavo da qualche altra parte, sarebbe stata dura trovare anche solo un sasso, una selce per casa.”
    Rispose il bue:
    “Va bene così, per te, la vita. Non per me che non mangio mosche o formiche e ho bisogno d’altro che di sole. Lavorare tocca, tirare aratri e carri, muoversi tutto il giorno e alla sera ti va bene se non sei ridotto a bistecche. A me è andata bene, ma non so per quanto. Anni, abbiamo durato, a portare coi carri mattoni e ferro, calce e ghiaino, e gli uomini hanno costruito la città. Ora è finita, e chissà se ancora han bisogno di noi...”

    Pro e contro

    15 marzo 2015

    – E tu qua sei?...

    – Contro. Il vento, la pioggia, la marea. Contro il tempo e il maltempo!

    – Bello scemo che sei. Io sono per la stagione dei fiori e del silenzio.

    – Ma no, contro anch’io. Contro il sole e la bonaccia, contro... contro chi è contro!

    – Io sono a favore di chi è contro. Se c’è da manifestare, è contro chi è a favore.

    – Io sono a favore, Poiché sono contro, se fossi a favore dovrei essere contro. Mi sembra così chiaro.

    – Eh no, dài. Se sei a favore, sei a favore. Sono contro quelli che confondono. E contro quelli che manifestano. Per questo sono qui.

    – Sono contro gli alberi. Fanno ombra alle teste, e senza luce non ci si sviluppa niente.

    – Sono per gli alberi, io. Fanno ombra, e d’estate ci si può dormire sotto.

    – Mettiamoci un po’ d’accordo, no?

    – Sono contro a mettermi d’accordo con chicchessia, peggio che mai con quelli che vogliono mettersi d’accordo.

    – E dove vai, se non sei d’accordo?

    – Dall’altra parte!

    – Vorresti dire che io sto andando di qua e tu di là?

    – No, guarda, io sto andando di qua e tu di là, non prendermi in giro.

    * * *

    Il sole benediceva la manifestazione, c’era vita, c’era passione, c’era movimento. Cose possibili davvero soltanto se siamo vicini a una città.