Pleniluni e Quarti di Luna

il Blg

Vai a:

  • 2019
  • luglio
  • giugno
  • maggio
  • aprile
  • marzo
  • febbraio
  • gennaio
  • 2017
  • agosto
  • luglio
  • giugno
  • maggio
  • aprile
  • marzo
  • febbraio
  • gennaio
  • 2016
  • dicembre
  • novembre
  • ottobre
  • settembre
  • luglio
  • 2015
  • dicembre
  • settembre
  • luglio
  • giugno
  • maggio
  • aprile
  • marzo
  • febbraio
  • 2014
  • dicembre
  • 2013
  • dicembre
  • marzo
  • 2012
  • settembre
  • Filtra post per parola chiave:

    Link utili:

    Pubblicazione di Altri labirinti. Sguardi e sogni sulla Brenta nel ventesimo secolo

    30 dicembre 2015

    È uscito per le Edizioni Cleup di Padova il mio volume Altri labirinti. Sguardi e sogni sulla Brenta nel ventesimo secolo. È la terza e conclusiva parte di un lavoro sui viaggiatori, i narratori, i poeti che a vario titolo hanno parlato della Riviera della Brenta dal medioevo ai nostri giorni, segue Il giardino di Armida. Viaggiatori sulla Brenta dalle origini al Grand Tour e Diabolica Arcadia. La Brenta nelle memorie e nelle fantasie dell'Ottocento, pubblicati rispettivamente nel marzo 2013 e nel dicembre 2014. Fra gli scrittori, giornalisti, poeti, memorialisti più noti di cui si parla nel libro e di cui si citano opinioni, osservazioni, invenzioni, ricordo qui Henri de Régnier, Edith Wharton, Gabriele d’Annunzio, Maurice Barrès, Aldous Huxley; altri autori, come Robert Shackleton, André Maurel, Philippe Monnier, Horatio Brown, Gabriel Faure sorprenderanno il lettore per l’emozione che comunicano, ancora attuale un secolo dopo. Il fascino della Brenta qui si attualizza, e parla direttamente al visitatore attuale. Riporto qui le prime pagine del libro.

    Se chi canta è la tua voce

    27 settembre 2015

    Vecchia solita canzone di mare, fra le dune e le onde, sotto il faro, sotto i templi rotondi della dèa, sotto i rami pomposi...
    Cosa vedi, lassù, abbarbicato come l’erma felice dell’antico? hai pensato di trasformarti in dio? il mondo adorante guardare dall'alto in basso? non sai che solo è uno specchio, quel tuo fissare?
    Ma non ti rendi conto? che sei ridotto a testa! ben altro è un uomo, te lo ricordi? c’è in lui l’auriga, c’è il cavallo, e il cocchio, e c’è il leone, e c’è la volpe, ed il priapo vecchio che trascina, e il buon domenico che tira indietro, e chissà, a fare un uomo, quanta gente ancora, quanti animali, ed esseri di cui nemmeno si sa il nome. Tu solo auriga! e senza calesse, senza ronzio, ma che fai?
    Raccontano che andasse un po’ così a un vecchio Orfeo cortese, che là sull'acque di Tracia la sua testa andasse morta e sola e ancora cantasse: era ben scemo Orfeo, col suo cappellino nautico dei folli – la vecchia nave! – mentre s’ostinava immobile, trascinato dalla corrente.
    Scemo o pazzo, non sapeva che si tace, infine: così il suo canto si ode ancora nei secoli. Ascolta: è lo stesso che intona la tua voce.

    Un amore

    19 luglio 2015

    La bionda era sola, l’ho vista, sul bordo del letto. Seduta, un po’ chinata verso il comodino. Sopra al comodino, una foto. Un tizio vestito da aviatore, a mezzo busto, con il berretto rigido, le mostrine e i gradi: maggiore. Oddio, un pilota! militare, per giunta. La cornice era preziosa, argento lievemente sbalzato, e tuttavia un po’ pacchiana, di quelle che vendono i gioiellieri ma le fabbricano a Singapore. Ovvio, gliel’ha regalata lui. Il soldato.
    E lei lo guarda, là sulla foto. Bell’uomo, anche, par di capire chiaro di pelle e di pelo, forzando un po’ l’immagine in bianco e nero. Occhi azzurri o verdi, certo, rasato di fresco, dei capelli solo le basette in vista. Ecco,sì, le orecchie sono proporzionate, non le sventole che si solito sembrano dare robuste maniglie a queste teste rapate. Lo guardo: deve essere il suo uomo. Piange, difatti. Quello va in giro per il mondo, dice a fare la guerra. O chissà cos’altro. Che sia la sua donna ancora? Si alza, la bionda. Si ravvia i capelli. che le cadono morbidi dietro le spalle, lasciano in vista le gote e le orecchie. Gira per la stanza, sistema dei fiori – orchidee rosa e bianche – in un vaso di maiolica che sta sopra il comò. Piega una camicia e la sposta dalla sedia a dondolo a un cassetto dell’armadio – una camicia maschile, a quanto si vede, coi polsini ripiegati che aspettano i gemelli, azzurro cielo sbiadito. Chiude il cassetto con una certa violenza: gli angoli delle labbra le si piegano all’ingiù, una smorfia di disgusto si direbbe. Passa davanti allo specchio. Si asciuga con due dita le lacrime che ha ancora agli occhi.
    Ora, si siede di nuovo davanti alla foto in cornice. La prende in mano; piega il supporto che la regge, dietro. E la poggia sul comò, con l’immagine in giù. Ora, sopra, ci trovi un pacco di riviste, una collana nel suo fodero, un blocco per appunti e un astuccio di fondotinta.