Pleniluni e Quarti di Luna

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    Scale, ancora

    01 febbraio 2017

    ... come si chiamava quello Giacobbe obbè si poteva dirgli anche Amedeo cosa cambiava in fondo le scale sanno farle tutti non occorre essere Amedeo o Wolfango e neppure Totonno ‘o piccirillo dint’a Napule di scale ne trovi e in tutte le città appollaiate sul mare per salire rapidi e ripidi da un livello all’altro capisci come quando giochi a poker e il piatto sale sale che sembra non fermarsi più e tu hai una scala come no e sale la tensione e la scossa può essere benefica o mortifera capisci dipende dalle tue condizioni generali e da tante cose che non stiamo qui a dire basta guardare i termometri con le loro scale fatte proprio a pioli da arrampicarsi su che se insisti e la temperatura aumenta fino al cielo ci arrivi e poi entri in confusione di lingua perché troppo salire le scale fa male capisci non sappiamo infatti come sia finito il gatto di Haydn che scaleggiava sul piano gradini e intervalli bianchi e neri onesto compositore o forse danzatore di quelli che al circo fanno i loro mirabolanti esercizi sulle scale in salita sulla scala distesa e alla fine si inchinano e ti fanno tanto di cappello e tu sali la scaletta per la gradinata ti arrampichi per meglio applaudire e loro sembra che a quel clamore godano capisci tanto da innalzarsi come su una scala appunto ma già vedi il trapezio oscillare con l’esile acrobata sopra la gabbia aperta delle tigri e dei leoni oddìo che punte escono al di sopra della gabbia e quella oscilla oscilla tra volteggi e infine qualcuno provvidenziale le passa la scaletta di corda così lei scende e finalmente il domatore dà inizio al carosello...

    Nuvole

    02 gennaio 2017

    ... vagabondava bionda rubeodorata nube oscillante o scintillante al tramonto di fuoco fauci di bestia feroce come il perfido domenicano inquisitore di meteore rutilanti nembi nel più folto del ciclone vanno e vengono coi venti o anche più diversi vuoti d’aria e d’altre musiche che non siano quelle inaudite e inaudibili delle sfere dei coni dei cubi dei cilindri a due a quattro sferraglianti sulle strade vagabonde fionde di camere d’aria forcelle di salice indurito col fuoco artigianati perduti di fanciulli feroci che lanciano sassi alle nuvole e inseguono il sole al tramonto quando i cumuli e gli strati arrossiscono per la vergogna di una sera piovosa o piovorna a dirla da poeti che buttano via la vita dietro parole senza sugo e insensate dette così per dire che sono state scritte una buona volta quella stellata del cielo che domani sarà attraversato da pochi cirri e azzurro d’intorno gloria del sole la luce cristallina immane radiosa che non lo era di più l’altrieri la sposa Evelina nel suo bianco strascico a ricami di gigli e ligustri e in mano il mazzolino di camelie e i confetti che piovono neanche fossero petali dai fiori di mandorlo a febbraio se fa caldo quando si favorisce col vento il formarsi di cumulonembi altissimi e spietati assassini di ogni impermeabile fosse pure imbastito di idrorepellenze termoplastiche o filopetrolifere che tanto gli emiri cosa ne sanno di tutte queste sofisticazioni del nostro cielo quando perde la sua stenta e azzurra verginità per coprirsi di nuvole vagabonde...

    Scale

    01 dicembre 2016

    ... ricordi tu pure quella sera che giocavamo a poker hai detto ed io tie’ scala reale ho risposto che pioveva fuori come quando quadri e picche nel medioevo le usavano tanto quei bei cavalieroni che non se ne trovano più nemmeno se vai al mercato del martedì magro di quaresima o grasso di carnevale ogni scherzo vale a fiori stavolta a quadri vorrei vedere una camicia a picche così mi rispondi invece io ti do la mano ecco la destra è tua se vuoi delle uova al tegamino per esempio o si è fatta la frittata che va bene non l’insalata di mare o di terra o d’alpeggio da portarci la vacca spoletina a teatro al concerto alla casa d’aste tutte belle in fila sul quaderno eravamo piccoli a scuola con la maestra ingrembiulata di nero onice pendente dalla collana di libri di scienza esatta come l’ora del cronometro svizzero nero cioccolato nero caffè latte bianco avorio il dente d’elefante a scuola non ci entrava e ci portano al circo tutti ohè ohè vieni anche tu dài il biglietto non ce l’hai come i preti e i marinai arrampicati sulle vele del tre alberi un pioppo un platano un pino che era mio amico toscano di Viareggio e saliva a volte sopra Fiesole ad arrampicarsi sul gelso per nutrire il baco che allevava a casa dentro il computer e prendeva le bottigliette e le metteva in scala...